Le ville nell'antica
Roma
Roma
con il suo territorio collinare ha sempre offerto
dall'età classica fino alla seconda metà
dell'Ottocento, la possibilità di costruzione
di ville. Questi impianti architettonici, sorsero
per ovvie ragioni fuori dal pomerio, il recinto
sacro della città, e spesso fuori dalla
cinta delle mura serviane prima (V-IV sec. a.C.)
ed aureliane poi (III sec. d.C.), in posizione
appartata, quasi di campagna, fuori città.
Qui, dove sorgevano le proprietà delle
ricche famiglie patrizie, senatoriali e poi
imperiali, sorgeranno splendide dimore, spesso
in aree collinari e servite da acquedotti. Di
tali antichi impianti architettonici ben poco
è giunto fino a noi, sia per le devastazioni
che per il naturale declino dovuto all'essenza
di manutenzione. Di tali antiche memorie rimangono
le fonti storiche ed alcune importanti evidenze
archeologiche che di continuo vengono indagate.
Strutture
con ampi giardini, fontane, colonnati,
ninfei, portici, padiglioni estivi, impianti
ternali ove sculture, affreschi, mosaici
e giochi d'acqua erano il motivo conduttore
principale. |
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Gli
stessi palazzi imperiali del Palatino avevano
formidabili giardini con scenografiche fontane.
Sarà la nascita di una vera e propria
arte, l'ars topiaria o arte del giardini, con
teorie, progetti, scuole di pensiero con appositi
progettisti al servizio della ricca e spesso
colta committenza. Sul Pincio la villa degli
Acilii, indagata nel 2000 dagli archeologi dell'Accademia
di Francia; a Trastevere le memorie dei giardini
di Cesare; sull'Esquilino i resti della villa
di Mecenate, della quale rimane oggi solo il
cosiddetto Aufditorium di Mecenate; sul Colle
Oppio gli enormi resti della domus Aurea di
Nerone.
Un
caso emblematico è quello della
villa di Sallustio nell'odierno quartiere
Sallustiano, della quale rimangono, a
quasi 15 metri sotto l'attuale piano di
calpestio, ampi resti ed un enorme padiglione
con cupola ad ombrello. |
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Con
la caduta di Roma, si è assistito alla
fine di un mondo, quello del mondo romano e
della sua elaborata società, che ha provocato,
come è nella logica ineluttabile di un
processo di declino, al lento ed inesorabile
abbandono delle sue ville, sia quelle urbane
prima citate che quelle extra urbane, fuori
città, quali la celebre villa Adriana
a Tivoli, la villa di Nerone ad Anzio, la villa
dei Quintili sull'Appia, la villa di Orazio
a Licenza, la villa di Livia a Primaporta, la
villa di Plinio a Castelfusano, spesso occultate
dalla vegetazione, saccheggiate e depauperate
delle loro decorazioni e strutture, inservibili
anche a causa dell'assenza di acqua dovuto al
taglio degli acquedotti. Bisognerà
attendere quasi dieci secoli per veder rinascere
la cultura delle ville a Roma e nel suo territorio.
Le
ville nel Rinascimento
Quando
si parla di villa spesso la si abbina, e non
a torto, alla presenza di giardini, fontane,
ninfei. Rari sono i casi in cui in Italia, in
epoca medievale, tali ameni luoghi erano presenti
all'interno delle città comunali, cinte
da mura e con un'alta densità abitativa
tale da impedirne la fisica costruzione per
assenza di spazio. Roma invece, cinta dalle
sue mura, quelle dell'imperatore Aureliano,
di spazio libero, un tempo quasi del tutto urbanizzato,
ne aveva ma, fino alla metà del Quattrocento
è difficile parlare di villa. Tra i primi
a concepire una costruzione di tal genere sarà
papa Innocenzo VIII Cybo che vorrà sulla
sommità del colle Vaticano, la realizzazione
di un padiglione, l'attuale nicchione della
Pigna, primo nucleo architettonico dei giardini
vaticani ed oggi inglobato nei palazzi vaticani
ed utilizzato quale spazio espositivo dei Musei
Vaticani. Nello stesso periodo nel cuore della
città, tra i Rioni Campitelli e Pigna,
Paolo II Barbo desidererà la realizzazione
del suo giardino, il Viridarium, accanto il
palazzo di Venezia ed ancora oggi esistente
ma spostato quasi un secolo fa accanto la basilica
di san Marco.
Sempre alla metà del '400 il colto
card.l Bessarione si farà ristrutturare
lungo la via Appia Antica un casale che
verrà trasformato in una casina
di villeggiatura in campagna, con tanto
di loggiato e sale decorate. |
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Forse
l'inizio di un moderno pensiero volto alla creazione
di uno spazio "classico", teso al
recupero del concetto stesso di villa, si avrà
ai primi del XVI secolo grazie al ricco banchiere
senese, Agostino Chigi che affiderà a
Raffaello Sanzio e Baldassarre Peruzzi la costruzione
della sua villa, un tempo detta extra-urbana
perchè appena fuori dalle mura, olre
porta Settimiana.
E'
la villa Chigi, nota come Farnesina, tra
via dela Lungara ed il Tevere ad essere
da tutti definita quale la prima villa
romana, con impianto di giardini al'italiana
ed approdo al fiume. |
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E' il primo Cinquecento, momento di ricchezza,
ambizioni, fasto che avrebbe potuto portare
a sviluppi estremi del concetto di villa, fermato
però nel maggio del 1527 dal Sacco di
Roma e la conseguente diaspora degli artisti.
Fu questo un autentico dramma per la città
e le sue aspirazioni di gloria da manifestare
attraverso la costruzione di palazzi, ville
e cappelle. Tracce del passaggio barbaro, graffiti
oltraggiosi ed al tempo stesso divertenti, si
trovano sia in villa Chigi la Farnesina che
in villa Lante al Gianicolo, capolavoro di Giulio
Romano per Baldassarre Turini da Pescia.
Altro
capolavoro fu la progettazione di villa
Madama a Montemario, progetto dibattuto
tra Raffaello e Sangallo, vero punto d'arrivo
della cultura rinascimentale romana. |
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Poco
dopo, partiti i lanzichenecchi, concluse le
guerre d'Italia, con la salita al soglio pontificio
di Paolo III Farnese, Roma assisterà
ad un duraturo periodo di calma all'interno
del quale cardinali, principi, mecenati saranno
i commitenti di un ritrovato vigore edilizio.
Ecco il sorgere sul Pincio di villa Medici,
capolavoro della metà del '500, di villa
Giulia al Flaminio, spettacolare progetto del
Vignola e l'Ammannati, il casino Mattei sul
Celio.
Le
ville Barocche
E'
durante il XVII secolo, coinciso con l'evoluzione,
soprattutto romana dell'arte e della cultura
figurativa barocca, che verranno realizzate
molte delle ville romane ancora oggi visibili.
Si uscirà sempre più fuori porta,
lungo vie consolari o su colli prima troppo
distanti, alla ricerca di paesaggi, terreni,
vedute sempre più spaziose. Dagli inizi
del XVII secolo con il ripristino dell'antico
acquedotto Traianeo proveniente dal lago di
Bracciano ad opera di papa Paolo V Borghese,
il Gianicolo e la sua direttrice primaria che
lo attraversa fin dentro la città, la
via Aurelia, sarà interessato da una
febbre edilizia tesa alla costruzione di ville
e casini.
La
più importante è la villa
Pamphilj, voluta da papa Innocenzo X ed
affidata ad Alessandro Algardi, la cui
estenzione è stata fortunatamente
preservata dalla speculazione edilizia
del dopoguerra. |
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Verranno così costruite le ville delle
famiglie Spada, Farnese, Pallavicini, Benedetti,
Corsini, Barberini e Sciarra. Nel contempo anche
l'Esquilino sarà interessato da questa
nuova febbre edilizia con la realizzazione delle
ville degli Astalli, Altieri, Giustiniani, Sforza,
Palombara. Lo stesso Pincio verrà quasi
del tutto occupato, nel versante lungo le mura
aureliane, dalla splendida villa Boncompagni
poi Ludovisi, decantata da Goethe per la sua
bellezza e della quale non resta che il cosiddetto
casino dell'Aurora, ancora oggi di proprietò
della famiglia. Se la vendita dei terreni di
villa Ludovisi ha privato la città di
una delle sue ville più belle e rinomate,
così non è stato per la regina
delle ville romane.
villa
Borghese, venduta al Comune di Roma e
presevata quale parco pubblico, all'interno
del quale, celebre, si trova il casino
Borghese, oggi museo, voluto dal card.
Scipione Caffarelli Borghese quale sua
pinacoteca e museo privato. |
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Le
ville dell'Ottocento
Le
vicende costruttive rigaurdanti le ville a roma
durante il XIX secolo andrebbero divise in due
momenti: prima e dopo il 1870, anno in cui Roma
diventa capitale del Regno d'Italia. Prima d'allora
poche erano state le ville costruite: ai primi
del secolo Giuseppe Valadier, nell'ottica della
risistemazione a giardino e passeggiata pubblica
edifica sul colle dl Pincio la celebre casina
che porta il suo nome, la casina Valadier, luogo
d'incontro della nobiltà romana.
Negli
stessi anni veniva edificata la residenza
fuori porta della famiglia Torlonia, la
villa Torlonia appunto, vero capolavoro
del'architettura e decorazione neoclassica
da poco riaperta al pubblico dopo quasi
mezzo secolo di abbandono ed incuria. |
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Salvo alcune altre rare eccezioni - villa Mazzanti,
casina Vagnuzzi, villa Poniatowskj - tre quarti
di secolo terminano qui. Sarà con l'impulso
offerto dai nuovi piani urbanistici di Roma
Capitale a fornire indicazioni circa una nuova
tipologia, il villino, che interesserà
ampie aree delle zone di nuovo sviluppo. I quartieri
Pinciano, Prati, Monteverde ospiteranno così
questa nuova tipologia destinata alla nuova
classe - politica ed economica - giunta a Roma
al seguito della corte e degli apparati burocratici.
Il
villino
E'
dunque la borghesia romana dal 1870 agli anni
'20 la principale classe committente di ville
e villini che per 50 anni arricchiranno la città
di nuove architetture. Medici, avvocati, ministri,
banchieri, affaristi, artisti: tutti vorranno
entrare a far parte a pieno titolo e con buona
e degna visibilità nella "Roma bene"
del periodo.
Verranno
così liberamente sperimentate in
mezzo secolo nuove linguaggi e tendenze
architettoniche ed artistiche definite
medievaleggianti oppure neorinascimentali,
neobarocche o anche barocchetti e così
via. |
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Alcune
volte, vista la libertà d'espressione
del tema, si arriverà progettare opere
che si ispirano a temi storici lontani tra loro
con conseguente scontro tra i cosiddetti puristi
capeggiati da G. B. Giovenale e chi invece guardava
al passato quale costante forma di ispirazione
e di emulazione, epigoni delle grandi committenze
della Roma Rinascimentale e Barocca.
Ecco
che nascono la villa Durante, il villino
Berlingieri, il villino Huffer, la villa
Spalletti, la villa Giovanelli - Fogaccia,
villa Miani, il villino Rudinì,
il villino Ximenes, il villino Anderssen,
il villino Cagiati e così di seguito
decine e decine di altre pregevolissime
costruzioni |
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Nel
loro insieme, questo catalogo di ville e villini
è ormai patrimonio storico, artistico
ed architettonico consolidato nel panorama urbano
di Roma.